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Avvocato Maurizio Storti

 

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Giustizia map offre informazioni sugli uffici della giustizia dell’intero territorio nazionale. La nuova geografia giudiziaria sul sito del Ministero. [link]
 
 
 

Il 2.4.2014 è stato pubblicato sulla G.U. n. 77/2014 il “Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense” DM 55/2014 del 10.3.2014 [scarica il file].
  
 
 

Dal settembre 2011 le notizie vengono girate anche su twitter.

 
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Nuovo indirizzo dello Studio Legale Storti
Scritto da Administrator   
lunedì 30 luglio 2012
 
Lo Studio Legale Storti cambia indirizzo. Dal 1.8.2012 la nuova sede sarà in
 
Via Carlo Fea, 9 - 00161 - Roma

I contatti rimarranno gli stessi: Tel. n. 06.44235810 e Fax n. 06.64220035
 
 
 Via Carlo Fea, 9, RM
 
 
 
 
 
 
Riforma del processo del lavoro per la disciplina dei licenziamenti ex art. 18 L. 300/70
Scritto da Administrator   
venerdì 06 luglio 2012

LEGGE 28 giugno 2012, n. 92

Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita. (12G0115) (GU n.153 del 3-7-2012 - Suppl. Ordinario n. 136 )  note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/07/2012.

  

47. Le disposizioni  dei  commi  da  48  a  68  si  applicano  alle controversie aventi ad oggetto l'impugnativa dei licenziamenti  nelle ipotesi regolate dall'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e  successive  modificazioni,  anche  quando  devono  essere  risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro.

  48. La domanda avente ad oggetto l'impugnativa del licenziamento di cui al comma 47 si propone con ricorso al tribunale  in  funzione  di giudice del  lavoro.  Il  ricorso  deve  avere  i  requisiti  di  cui all'articolo 125 del codice di procedura civile. Con il  ricorso  non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma  47 del presente articolo, salvo che siano fondate sugli  identici  fatti costitutivi. A seguito della presentazione  del  ricorso  il  giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione  delle  parti.  L'udienza deve essere fissata  non  oltre  quaranta  giorni  dal  deposito  del ricorso. Il giudice assegna un termine per la notifica del ricorso  e del decreto non inferiore a venticinque  giorni  prima  dell'udienza, nonche' un termine, non inferiore a cinque giorni prima della  stessa udienza, per la costituzione del resistente. La  notificazione  e'  a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica  certificata. Qualora dalle parti siano  prodotti  documenti,  essi  devono  essere depositati presso la cancelleria in duplice copia.

  49. Il giudice, sentite le  parti  e  omessa  ogni  formalita'  non  essenziale al contraddittorio, procede  nel  modo  che  ritiene  piu' opportuno agli atti  di  istruzione  indispensabili  richiesti  dalle parti o disposti d'ufficio, ai sensi dell'articolo 421 del codice  di procedura civile, e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, all'accoglimento o al rigetto della domanda.  

  50. L'efficacia esecutiva del provvedimento di cui al comma 49  non puo' essere sospesa o revocata fino alla pronuncia della sentenza con cui il giudice definisce il giudizio instaurato ai sensi dei commi da 51 a 57.

  51. Contro l'ordinanza di accoglimento o di rigetto di cui al comma 49  puo'  essere  proposta  opposizione  con  ricorso  contenente   i requisiti di cui all'articolo 414 del codice di procedura civile,  da depositare innanzi  al  tribunale  che  ha  emesso  il  provvedimento opposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore. Con il ricorso  non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma  47 del presente articolo, salvo che siano fondate sugli  identici  fatti costitutivi o siano svolte nei  confronti  di  soggetti  rispetto  ai quali la causa e' comune o dai quali si intende essere garantiti.  Il giudice fissa con  decreto  l'udienza  di  discussione  non  oltre  i successivi  sessanta  giorni,  assegnando  all'opposto  termine   per costituirsi fino a dieci giorni prima dell'udienza.

  52. Il ricorso, unitamente al decreto di  fissazione  dell'udienza, deve  essere  notificato,  anche  a  mezzo   di   posta   elettronica certificata, dall'opponente all'opposto almeno  trenta  giorni  prima della data fissata per la sua costituzione.  

  53. L'opposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria  di memoria difensiva a norma e con le decadenze di cui all'articolo  416 del codice di procedura civile.  Se  l'opposto  intende  chiamare  un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne  dichiarazione  nella memoria difensiva.

  54. Nel caso di chiamata in  causa  a  norma  degli  articoli  102, secondo comma, 106 e 107 del codice di procedura civile,  il  giudice fissa una nuova udienza entro i successivi sessanta giorni, e dispone che siano notificati al terzo, ad opera delle parti, il provvedimento nonche'  il   ricorso   introduttivo   e   l'atto   di   costituzione dell'opposto, osservati i termini di cui al comma 52.

  55. Il terzo chiamato deve costituirsi non  meno  di  dieci  giorni prima dell'udienza fissata, depositando la propria  memoria  a  norma del comma 53.

  56. Quando la causa relativa alla domanda  riconvenzionale  non  e' fondata su fatti costitutivi identici a quelli  posti  a  base  della domanda principale il giudice ne dispone la separazione.

  57.  All'udienza,  il  giudice,  sentite  le  parti,  omessa   ogni formalita' non essenziale al contraddittorio, procede  nel  modo  che ritiene  piu'  opportuno  agli  atti  di  istruzione  ammissibili   e rilevanti richiesti dalle parti nonche' disposti d'ufficio, ai  sensi dall'articolo 421 del codice di  procedura  civile,  e  provvede  con sentenza all'accoglimento o al  rigetto  della  domanda,  dando,  ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive  fino a dieci  giorni  prima  dell'udienza  di  discussione.  La  sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria  entro dieci  giorni   dall'udienza   di   discussione.   La   sentenza   e' provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per  l'iscrizione  di ipoteca giudiziale.  

  58. Contro la sentenza che decide sul ricorso  e'  ammesso  reclamo davanti alla corte d'appello. Il reclamo si propone  con  ricorso  da depositare,  a  pena  di  decadenza,  entro   trenta   giorni   dalla comunicazione, o dalla notificazione se anteriore.  

  59. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova o documenti, salvo che il collegio, anche d'ufficio, li ritenga indispensabili  ai  fini  della decisione ovvero la parte dimostri di non  aver  potuto  proporli  in primo grado per causa ad essa non imputabile.

  60. La corte d'appello fissa con decreto l'udienza  di  discussione nei successivi sessanta giorni e si applicano i termini previsti  dai commi 51, 52 e 53. Alla  prima  udienza,  la  corte  puo'  sospendere l'efficacia della sentenza reclamata se ricorrono  gravi  motivi.  La corte  d'appello,  sentite  le  parti,  omessa  ogni  formalita'  non essenziale al contraddittorio, procede  nel  modo  che  ritiene  piu' opportuno agli atti di istruzione ammessi  e  provvede  con  sentenza all'accoglimento o al rigetto della domanda,  dando,  ove  opportuno, termine alle parti per il deposito di note  difensive  fino  a  dieci giorni prima dell'udienza di discussione. La  sentenza,  completa  di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall'udienza di discussione.  

  61. In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza  si applica l'articolo 327 del codice di procedura civile.

  62. Il ricorso  per  cassazione  contro  la  sentenza  deve  essere proposto,  a  pena  di  decadenza,  entro   sessanta   giorni   dalla comunicazione della stessa, o dalla notificazione  se  anteriore.  La sospensione dell'efficacia della sentenza deve  essere  chiesta  alla corte d'appello, che provvede a norma del comma 60.

  63. La Corte fissa l'udienza di  discussione  non  oltre  sei  mesi dalla proposizione del ricorso.

  64. In mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza  si applica l'articolo 327 del codice di procedura civile.

  65. Alla trattazione delle controversie regolate dai commi da 47  a 64 devono essere riservati particolari giorni  nel  calendario  delle udienze.

  66. I capi degli uffici giudiziari vigilano  sull'osservanza  della disposizione di cui al comma 65.

  67. I commi da 47 a 66 si applicano  alle  controversie  instaurate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

  68. I capi degli uffici giudiziari vigilano  sull'osservanza  della disposizione di cui al comma 67.

 

 FONTE: normattiva.it  http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-06-28;92

 

 

 

 
Conto consuntivo 2011 sulla mediazione del C.O.A. di Roma
Scritto da Administrator   
giovedì 05 luglio 2012
 
"ATTIVITA’ DI MEDIAZIONE E FORMAZIONE
 
Nell’anno 2011 l’Ordine ha istituito nel proprio ambito un nuovo Dipartimento per lo svolgimento delle attività di Formazione Mediatori e Mediazioni, attività commerciali.
Per quanto riguarda l’attività di formazione è stato organizzato all’inizio dell’anno un corso di formazione per mediatori al quale hanno partecipato 630 avvocati.
Il risultato economico di detta attività, esente IVA, è leggermente negativo, in quanto presenta, un risultato negativo di circa 7.600 euro, risultato che sarà ripianato dall’attività istituzionale.
Per quanto riguarda le poste patrimoniali esse sono dettagliatamente esposte nell’apposto prospetto.
 
Per quanto riguarda l’attività di mediazione, nel corso dell’anno sono stati aperti n. 2.778 procedimenti di cui n. 1.347 chiusi nell’anno.
Il risultato economico di detta attività è negativo per circa 60 mila euro dovuto, per le difficoltà iniziali per l’avvio dell’attività. Anche tale risultato negativo sarà ripianato dall’attività istituzionale.
A tale settore al 31 dicembre erano dedicate n. 8 dipendenti, l’organico sarà incrementato nel 2012 per far fronte alle esigenze operative ed amministrative che tale attività richiede.
Poiché necessita per alcune pratiche effettuare rimborsi, a titolo prudenziale sono state previste restituzioni per 50 mila euro stimati sulla base di una apposita relazione. Nel corso di questo lavoro saranno eventualmente individuati crediti per attività svolta sempre nel 2011 non rilevati al 31 dicembre 2011."
 
 
 
 
 
La Cassazione a SS.UU. sull'art. 295 c.p.c.
Scritto da Administrator   
giovedì 21 giugno 2012
 
"Fuori dei casi in cui sia espressamente disposto che un giudizio debba rimanere sospeso sino a che un altro da cui dipenda sia definito con decisione passata in giudicato, intervenuta nel primo decisione in primo grado, il secondo di cui sia stata in quel grado ordinata la sospensione può essere ripreso dalla parte che vi abbia interesse entro il termine dal passaggio in giudicato della detta decisione stabilito dall'art. 297 c.p.c..

Definito il primo giudizio senza che nel secondo la sospensione sia stata disposta o ripreso il secondo giudizio dopo che il primo sia stato definito, la sospensione del secondo può solo essere pronunziata sulla base dell'art. 337 c.p.c., comma 2, dal giudice che ritenga di non poggiarsi sull'autorità della decisione pronunziata nel primo giudizio."
 
Principio di diritto della Cassazione, questo, cui la Suprema Corte è pervenuta analizzando l'istituto della sospensione necessaria in ordine ai giudizi di filiazione, ritenendo quindi che "a questo regime non si sottrae la relazione tra il giudizio promosso per la dichiarazione di filiazione naturale definito con sentenza, pur non passata in giudicato, che l'accerta ed il giudizio di petizione d'eredità promosso da chi risulterebbe chiamato all'eredità se la sua qualità di figlio naturale dell'ereditando fosse riconosciuta."
 
Nella sezione "Giurisprudenza" la sentenza della Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 19-06-2012, n. 10027.
 
 
 
 
Lettera del CNF al Ministro della Giustizia: no al C.U. per gli interventi nei processi esecutivi
Scritto da Administrator   
venerdì 01 giugno 2012
 
Oggetto: Circolare n. 10 dell’11 maggio 2012 (contributo unificato – disposizioni introdotte con l’art. 37 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 convertito nella legge 15 luglio 2011, n. 111 ed art. 28 legge n. 183 del 12 novembre 2011), con riferimento all’art. 14, comma 3, d.p.r. 115/2002
 
Con riferimento al chiarimento da Voi fornito con la circolare di cui all’oggetto, relativamente alla disposizione contenuta nella seconda parte del comma 3, dell’art. 14 del d.p.r. 115/2002, si osserva quanto segue.
L’art. 14 del d.p.r. 115/2002, rubricato “obbligo di pagamento”, individua i destinatari dell’obbligo di pagamento del contributo unificato, i cui importi sono indicati nell’articolo precedente e, in particolare, nell’art. 13.
Quest’ultimo, al primo comma, distingue l’importo del contributo unificato in base al valore della controversia, fissando un importo tra Euro 37 ed Euro 1466.
Al secondo comma, indica l’importo del contributo unificato per i processi esecutivi, modulandolo da 37 euro a 242 euro, a seconda del tipo di processo esecutivo (immobiliare, mobiliare, opposizione agli atti esecutivi), a prescindere dal valore della domanda. Soltanto per quanto attiene i processi mobiliari, si inserisce il criterio del valore, in quanto prevede che per i processi esecutivi di valore inferiore a 2500 euro, il contributo sia di Euro 37. 
L’art 14 del d.p.r. 115/2002, al terzo comma, prescrive che “La parte di cui al comma 1, quando modifica la domanda o propone domanda riconvenzionale o formula chiamata in causa, cui consegue l’aumento del valore della causa, è tenuta a farne espressa dichiarazione e a procedere al contestuale pagamento integrativo”.
In tale disposizione emerge che il contributo unificato aumenta all’aumentare del valore della causa. La seconda parte del terzo comma dispone che “Le altre parti (cioè la parte diversa che per prima si costituisce in giudizio) quando modificano la domanda o propongono domanda riconvenzionale o formulano chiamata in causa o svolgono intervento autonomo, sono tenute a farne espressa dichiarazione e a procedere al contestuale pagamento di un autonomo contributo unificato, determinato in base al valore della domanda proposta”.
Il legislatore ha, dunque, previsto il versamento del contributo unificato anche in capo a chi modifica la domanda, propone domanda riconvenzionale, formula una chiamata in causa, svolge un intervento, a prescindere dal mutamento del valore della causa. Per quanto riguarda la determinazione dell’importo, il legislatore fa riferimento al valore della domanda proposta. 
Tuttavia, la circolare di cui in oggetto, con riferimento al comma 3 dell’art. 14 d.p.r. 115/2002, rectius alla seconda parte del comma 3 dell’art. 14 d.p.r. 115/2002, prevede “il versamento di tale importo (cioè del contributo unificato) prescinde dal mutamento di valore e si incardina esclusivamente sull’esistenza di un ampliamento della domanda rispetto a quella originaria o, piuttosto, sulla necessità di estendere il numero dei contraddittori. In tale ottica, ad esempio, l’intervento nelle procedure esecutive sconta il pagamento del contributo unificato in base al valore della rispettiva domanda”.
Pertanto, dall’interpretazione ministeriale risulta che il pagamento del contributo unificato è dovuto anche in caso di intervento nelle procedure esecutive.
Tale interpretazione non sembra coerente con il sistema e, in particolare, con quanto prescritto dagli artt. 13, 1 e 2 comma, 14 d.p.r. 115/2002.
Proprio il riferimento, infatti, al valore della domanda nell’art. 14, letto anche alla luce dell’articolo 13, che differenzia nettamente il criterio di determinazione del valore del contributo unificato dei processi esecutivi dai processi di cognizione, induce ad escludere che tale disposizione trovi applicazione per i processi esecutivi e, quindi, per l’intervento nelle procedure esecutive, in quanto, come è stato dianzi rilevato, l’art. 13 per i processi esecutivi non modula il contributo unificato in base al valore della domanda (se non nella limitata ipotesi dei processi esecutivi mobiliari), ma individua un contributo fisso a seconda del tipo di procedura esecutiva.
In ogni caso, per quanto attiene l’importo del contributo, il Ministero prevede che esso vada determinato in base al valore della rispettiva domanda. Il Ministero, utilizzando l’espressione “rispettiva domanda”, sembra far riferimento al valore della domanda principale, cioè della domanda del creditore procedente, valore che, come detto, rileva nei processi esecutivi soltanto per quelli mobiliari. 
Pertanto, gli Uffici Giudiziari locali non possono, di certo, richiedere il contributo unificato all’interveniente facendo riferimento al valore della rispettiva domanda in base agli importi di cui all’art. 13, comma 1, d.p.r. 115/2002, come, invece, risulta faccia, per esempio, il Tribunale di Reggio Emilia, che “per le domande di intervento nel processo esecutivo va percepito un C.U. autonomo in relazione al valore della rispettiva domanda secondo lo scaglione del valore (Tabella A)”. Nel caso specifico, nella Tabella A sono, infatti, indicati gli importi da riscuotere nei processi di cognizione, in base all’art. 13, comma 1, del d.p.r. n. 115/2002, che, come già detto, non trova applicazione per i processi esecutivi. Al più, si potrebbe far riferimento agli importi, di cui all’art. 13, comma 2, del d.p.r. n. 115/2002, per i processi esecutivi, indicati, nel caso di specie, nella tabella C. Considerata la ratio e la lettera di cui agli artt. 13, 14 del d.p.r. 115/2002 nonché le diverse applicazioni della circolare da parte degli Uffici Giudiziari locali, si chiede che il Ministero convalidi l’interpretazione di cui sopra di questo Consiglio Nazionale al fine di evitare applicazioni non coerenti con il quadro normativo, che si risolvono in un ulteriore incremento indiscriminato del contributo unificato, in danno del diritto di azione e del diritto di uguaglianza, nonché in un aumento del contenzioso, in quanto lo scoraggiamento dell’intervento nel processo esecutivo comporterà inevitabilmente la proliferazione di giudizi autonomi, vanificando l’obiettivo di efficienza del sistema giudiziario.
RingraziandoLa della disponibilità, porgiamo i nostri migliori saluti.
 
Il Presidente f.f. Avv. Prof. Ubaldo Perfetti
 
 
 
 
Lo "sciopero bianco" dell'Avvocatura
Scritto da Administrator   
sabato 12 maggio 2012
 
Comunicato stampa del Movimento Forense sul prossimo "sciopero bianco" dell'avvocatura, proclamato dall'OUA per il mese di maggio e gli inizi di giugno.
 
In questo momento storico, proclamare uno sciopero bianco motivandolo principalmente contro l’aumento della pressione fiscale per gli avvocati è un grave errore” dichiara l’avv. Massimiliano Cesali, Presidente del Movimento Forense,  “E’ inutile, impopolare e contribuisce alla fuorviante costruzione dell’immagine di casta che tanti detrattori stanno ingiustamente attribuendo alla nostra categoria. Quello della pressione fiscale è un problema di tutti, non solo degli avvocati ed è ben diverso dalla situazione di tracollo in cui si trova la Giustizia. Assumere come presupposto della protesta l’aumento della pressione fiscale sugli avvocati oltre a non trovare corrispondenza a quanto deliberato dall’OUA, svilisce i reali e condivisi motivi della protesta dell’avvocatura.
 
Leggi tutto: segui il link qui sotto
 
 

 
 
 
 
 
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"Iniziare un litigio è come aprire una diga, prima che la lite si esasperi, troncala" (Proverbi 17,14) 

"Con due righe scritte da un uomo si può fare un processo al più innocente" (Armand Jean du Plessis, Cardinale e Duca di Richelieu)

"Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi" (Luca 18, 1-8)

"Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. (Dalla prima lettera di San Giovanni Apostolo - 2, 1-2)

"Lo Studio si impegna ad offrire all'Assistito il miglior rapporto possibile con il Tribunale: non facendoglielo vedere"

"L’errore giudiziario non esiste, giacché è la giustizia stessa a costituire il colpevole come tale."

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